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Frutta Thailandese

Qual’è la tipica frutta thailandese?

La frutta thailandese è naturalmente quella dei climi tropicali, quindi banane, ananas, mango e cocco ma offre anche diversi tipi di frutta meno conosciuta.
Ecco un breve elenco della frutta thailandese che è più facile da trovare nelle bancarelle e nei mercati del “Paese del sorriso”.

Dragon Fruit

Generalmente questo bellissimo frutto è di colore rosso, ma si può trovare anche giallo.
La polpa all’interno del frutto è generalmente di color bianco con numerosissimi e piccolissimi semi di color nero, che sono commestibili. La polpa è di consistenza morbida ed ha un gusto dolce e delicato e di gradevole profumo.
È un frutto ricco di sali minerali, ma di contenuto calorico molto basso: 100 g corrispondono solo a 36 calorie.

Cocco

Mangiare il cocco in Thailandia è un’esperienza da provare.
Abituati al “cocco bello” in vendita nelle nostre spiagge d’Estate, con pezzi di cocco duro e croccante, difficilmente possiamo comprendere ed apprezzare il vero cocco, con la polpa morbida e l’acqua di cocco naturale ampiamente utilizzata per il “latte di cocco”.
Le proprietà benefiche del cocco sono incredibili, con il liquido custodito all’interno ricco di vitamine e sali per reidratarsi correttamente dopo l’abbondante sudorazione causata dal caldo tropicale.
Viene molto utilizzato per la preparazione di dolci e pietanze. In Thailandia è chiamato Mahprao.

Durian

Questo frutto non ha mezze misure, o si ama o si detesta. L’odore forte e penetrante simile al gas è infatti una sua caratteristica, proprio quella caratteristica che allontana molti amanti della frutta thailandese dal consumarlo. E’ diffuso principalmente nel sud del paese ed anche nella vicina Malesia. Viene considerato da molti, il “Re” della frutta thailandese.
Il Durian, ha una buccia legnosa molto spessa e ricoperta di punte e ricorda nella forma una grossa mazza ferrata. I frutti del Durian sono all’interno, separati fra loro. La polpa dei frutti è morbida e cremosa, di colore giallo paglierino con grossi noccioli.

Guava

Di colore verde, questo frutto ha le dimensioni e l’aspetto di una mela cotogna. Ricchissimo di vitamina C, questo frutto viene consumato dai Thai in molti modi, ma quello più comune è il mangiarlo crudo intinto nel peperoncino.
Questo frutto viene anche addolcito artificialmente e viene consumato a fette sottili con i piccoli semini che si incastrano nei denti.
Il nome con cui è chiamato questo frutto è lo stesso nome che viene dato agli occidentali per definirli, ovvero Farang. Il motivo è sconosciuto.

Jack Fruit

Questo frutto ricorda il Durian, anche se è più imponente. Ha le dimensioni e l’aspetto di un sacco di riso, di colore verde scuro. La spessa corteccia è ricca di punte arrotondate e i frutti sono di sapore dolciastro. Vengono consumati freschi, ma anche fatti seccare. Il suo nome in Thailandia è Khanun.

Mangosteen

Ha l’aspetto ed il colore di una piccola melanzana tonda con una buccia molto spessa. Si apre facendo un’incisione non troppo profonda col coltello lungo la circonferenza aprendolo in due. Al suo interno il frutto si presenta uguale ad una grossa testa d’aglio sia nella forma che nel colore. I semi non sono grandi e talvolta anche molto teneri da lasciarsi mangiare. Fra la frutta thailandese è uno dei più caratteristici. Il suo nome locale è Mangghut.

Lychee

Fra la frutta thailandese il Lychee è tra quelli maggiormente esportati dalla Thailandia, che è senza dubbio una dei principali esportatori al mondo di questo frutto.
Cresce soprattutto nel nord-ovest del paese e esternamente è composta da grappoli legnosi di colore rossiccio. Il frutto all’interno assomiglia ad un grosso acino d’uva con un seme abbastanza grosso.

Longon

Si presentano a grappoli sotto forma di sfere perfette delle dimensioni di una ciliegia, hanno una buccia marrone legnosa che si apre molto facilmente con le dita e per questo molto semplici da mangiare senza sporcarsi troppo. Anche questo frutto sembra un grosso acino d’uva con un grosso seme. Il nome è Lam Yai.

Papaya

Molto facile da coltivare, la Papaya è sicuramente tra la frutta thailandese più popolare. Viene infatti utilizzato ancora acerbo per la Papaya Salad, ovvero il Som Tam, uno delle pietanze più apprezzate nel nord-est, ma in generale in tutto il paese.

Mango

Molto conosciuto anche in Occidente, il frutto si presenta in diverse varietà e viene consumato in diversi modi. Quello più popolare è consumarlo maturo insieme al riso glutinato cotto nel latte di cocco. Il mango maturo è molto dolce e gustoso, ma questo frutto viene consumato anche acerbo a pezzi intinto nel peperoncino oppure in strisce per insalate.

Pomelo

Il pomelo è un enorme agrume che cela sotto una spessa scorza degli spicchi giganti simili a quelli del pompelmo. La differenza è il sapore che, in questo frutto tropicale, è dolce e dissetante.

Rambutan

Assomiglia ad un riccio di mare, ma i suoi aculei non pungono. Esternamente di coloro rossiccio, è un altro dei frutti che sembrano un grosso acino d’uva con un grosso nocciolo. Si apre girando le due estremità in senso inverso e il suo nome è Ngho.

Sugar Apple

Ha l’aspetto di una pigna verde ancora chiusa e viene chiamato Noi-Na.
Si apre molto facilmente quando è ben maturo facendo una leggera pressione con i polpastrelli sulla scorza. All’interno la polpa dolce e cremosa circonda i molteplici semi dalle dimensioni di una ciliegia.

Banane

Le banane sono presenti ormai in tutto il mondo, ma la piccola banana thailandese è unica come dolcezza e gusto. Si può trovare in tutto il Paese del sud-est asiatico e viene usata per la preparazione di diversi dolci, fra cui spicca la banana fritta in pastella.

Ananas

Questo frutto è molto conosciuto anche da noi, ma quando avrete assaggiato quello Thai, difficilmente tornerete ad apprezzare quelli venduti in Italia. Ne esiste uno più piccolo dolcissimo ed irresistibile. Il suo nome in Thai è Saparot.

Di seguito, alcune illustrazioni relative alla frutta thailandese:

Mango sticky rice

Mango sticky rice (Kao niew mamuang), una ricetta vegan.

I thailandesi, come gli italiani, amano molto la cucina e considerano l’atto conviviale un importante momento di aggregazione da trascorrere con la famiglia e gli amici.
La gastronomia thai è particolarmente varia, con piatti elaborati e riccamente decorati, nonché accostamenti insoliti ma sempre equilibrati.
Tuttavia i thailandesi non sono appassionati di dolci: in genere preferiscono sapori salati e speziati, persino a colazione, e la maggior parte di loro non ama affatto il cioccolato.
Per tale ragione, la cucina thailandese non annovera molti dessert fra i suoi piatti più celebri ed apprezzati e molti di questi risultano troppo dolci e stuccosi per i palati italiani, essendo i principali ingredienti utilizzati zucchero, sciroppi, riso dolce, cocco e altra frutta tropicale.
Fra questi, però, vi è anche il “mango sticky rice” (Kao niew mamuang), un dolce davvero delizioso, composto da un budino di riso dolce (kao) e appiccicoso (niew), con pezzi di mango maturo (mamuang), da ricoprire con una salsa calda e densa a base di cocco.
La qualità degli ingredienti è fondamentale per la buona riuscita di questo dessert, ormai apprezzatissimo sia tra i thailandesi che tra gli stranieri, ed in particolare il mango deve essere maturo al punto giusto, ragione per cui, se volete assaggiare il mango sticky rice in uno dei numerosi ristoranti a Phuket, vi consigliamo di farlo nel periodo di marzo, aprile, maggio.
Qui di seguito potete trovare gli ingredienti e la procedura per preparare il mango sticky rice anche a casa, sorprendendo i vostri amici con un dolce insolito ma gustosissimo, adatto anche a vegetariani e vegani, non contenendo alcun ingrediente di origine animale.
Se non avete a disposizione dei manghi maturi, provate ad utilizzare altra frutta di stagione, ad esempio fragole o pesche: il risultato sarà comunque ottimo.

Ingredienti per il mango sticky rice:
– 1 tazza di sticky rice, o riso Thai dolce o riso glutinoso, chiamato “sticky rice” poiché diventa colloso a causa del glutine presente
– 1 o 2 manghi maturi (quando acquistiamo un mango meglio preferirne uno senza macchie o ammaccature, tastando delicatamente con le dita per sceglierne uno con la polpa morbida che indica che il frutto è dolce e maturo)
– ½ tazza di zucchero di palma o zucchero di canna
– 1 pizzico di sale
– 2/3 di tazza di latte di cocco
– Acqua
Per la salsa di cocco:
– ½ tazza di latte di cocco
– 1 pizzico di sale
– 1 tazza di farina di riso
– 1 tazza di acqua
Opzionale:
– 2 cucchiai di fagioli “mung” sgranati (si tratta di una specie di fagioli originari dell’India, sono previsti nella ricetta originale)

Preparazione del mango sticky rice:

Sciacquare accuratamente il riso e scolarlo. Cucinare a vapore per 40 minuti.
In un pentolino unire 2/3 di tazza di latte di cocco, ½ tazza di zucchero, 1 pizzico di sale e cuocere sul fuoco fino a che lo zucchero non sarà completamente sciolto.
In un altro pentolino unire ½ tazza di latte di cocco, 1 pizzico di sale e la farina di riso precedentemente mischiata ad acqua, da aggiungere un po’ per volta fino a raggiungere il grado di densità desiderato.
Quando il riso sarà pronto, versarlo in un contenitore ed aggiungere immediatamente la prima salsa preparata, mischiando accuratamente, lasciando che il riso assorba il liquido, coprendo il composto ottenuto e lasciandolo riposare per 20 minuti circa.
Mischiare delicatamente il composto ottenuto e lasciarlo nuovamente riposare per altri 20 minuti circa.
Nel frattempo bollire i fagioli “mung”, scolarli accuratamente ed infine tostarli in una padella antiaderente per pochi minuti, finché non diventano croccanti.
In un piatto adagiate il riso, compattandolo con l’ausilio di una tazza in modo che formi una sorta di tortino.
Pulite e tagliate il mango a fettine o a cubetti , ponendolo sopra o affianco al vostro budino di riso.
Coprite il tutto con la salsa di cocco precedentemente preparata.
Se desiderate, aggiungete i fagioli “mung” tostati e decorate con foglie di menta. Il vostro mango sticky rice è pronto.

ECCO UNA VIDEO RICETTA SU COME PREPARARE IL MANGO STICKY RICE:

Mangiare insetti in Thailandia

MANGIARE INSETTI

Mangiare insetti, ovvero l’Entomofagia, (dal greco éntomos, “insetto”, e phăgein, “mangiare”), è pratica comune in Tailandia dove si consumano quasi 200 diverse specie di insetti, molti dei quali sono molto ricercati come snacks o come specialità. I venditori di insetti sono parte della scena quotidiana, sia nella capitale Bangkok che nel resto del paese.
Sono oltre 20.000 gli agricoltori che nel nord-est del paese (Esaan) si dedicano all’allevamento di insetti commestibili, un settore economico ormai consolidato nel Paese asiatico. 
Negli ultimi 15 anni la Thailandia, leader del settore, ha “prodotto” una media di oltre 7.500 tonnellate di insetti per ogni anno, principalmente grilli, punteruoli rossi della palma e bruchi del bambù.
Il modo più popolare di mangiare insetti è consumarli per strada, spesso come snack, un’abitudine divenuta famosa nelle zone turistiche, dove vengono consumati anche dai numerosi turisti che ogni anno frequentano il “Paese del sorriso”.
Nel decennio passato, la FAO (L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), ha promosso la pratica di mangiare insetti come fonte alternativa di cibo sia per le persone che per il bestiame, considerandoli un’ottima fonte di proteine animali a buon mercato.
Grilli, scorpioni neri, cavallette, cimici e vermi sono tra le principali varietà di insetti fritti, conditi con sale, pepe e peperoncino e venduti sui tipici carretti che affollano le strade.
Il metodo di cottura di grilli e cavallette più popolare è la frittura nell’olio.
Vengono successivamente cosparsi di scaglie di citronella e peperoncino e poi serviti ai consumatori che apprezzano il loro sapore particolare che ricorda i gamberi fritti ma ci sono svariate modalità di cottura, per esempio al vapore arrotolati in una foglia di banano con salsa al curry.
I grilli vengono consumati anche anche crudi, tritati e serviti con insalate e salsa a base di chili.
Gli amanti della pratica del mangiare insetti sostengono che l’addome dei grandi insetti sia la parte più dolce, con la consistenza della carne di capra e il sapore di un’anatra fredda.
Le uova delle grandi formiche che vivono sugli alberi poi, sono una prelibatezza in Thailandia e possono essere bollite in zuppe o saltante nell’olio bollente, mentre le uova di formiche rosse utilizzate per la zuppa “Kai-Mot-Daeng” sono simili ai fagioli con un sapore più intenso e piccante.

Credit image: foto.panorama.it

Birra Thailandese

BIRRA THAILANDESE

La Thailandia è un paese produttore di birra e la birra thailandese è molto conosciuta ed amata da parte dei numerosi estimatori di questa bevanda in tutto il mondo.
Il mercato della birra thailandese si divide fra le più conosciute ed autoctone Singha Beer e Chang Beer, che occupano la maggioranza delle vendite e le meno note Leo Beer, prodotta sempre dall’azienda che produce la Singha, e Tiger Beer prodotta invece a Singapore. Negli ultimi anni, anche la S.Miguel Light, una birra prodotta nelle Filippine, ha acquisito interessanti quote di mercato.
La Singha Beer è prodotta fin dal 1933 in Thailandia, ed è la birra thailandese più vecchia e più famosa.
La birra Singha è al 100 % di malto d’orzo, di tipo lager a bassa fermentazione con una gradazione alcolica del 5,9%.
Il nome Singha, che in thai si pronuncia sing, deriva dalla parola sin-too che in thailandese significa leone.
Ma non si tratta di un leone qualsiasi.
Come si può leggere sul sito del Manchester United, di cui Singha è sponsor ufficiale, secondo la mitologia, sotto il cielo ed invisibile agli occhi dei mortali si trova la foresta Himapan nelle montagne dell’Himalaya. La foresta è popolata da una miriade di animali mitici ma tutti governati dal Rajasi.
Il Rajasi è un mitico leone con fiamme che ardono sulla sua testa, sul collo, sulla schiena e su ognuno dei suoi piedi. Singha è il nome tailandese proprio di questo mitico leone.
La birra Chang e’ una birra thailandese disponibile in diverse gradazioni.
La versione tradizionale ha un volume di alcool del 6,4 % ma, ultimamente, la produzione si è concentrata sulla versione malto 100 %, lager al 5% di alcool fermentata dal riso.
La Chang Beer è entrata nel mercato thailandese e poi in quello internazionale solo dal 1994 grazie ad un accordo commerciale fra Carslberg e la società TTC Group of Thailand, ma ha velocemente conquistato il mercato nazionale con una politica commerciale aggressiva e mirata, fatta di prezzi contenuti e nazionalismo, sentimento molto comune e popolare fra i Thailandesi.
Chang, in lingua Thai significa elefante, un animale che ha svolto una parte importante nella lunga storia della Thailandia, considerato sacro e venerato anche nella religione buddista. Nel logo della Chang ci sono proprio due elefanti uno di fronte all’altro.
La Chang è uscita sul mercato con un prezzo di circa il 20% in meno rispetto alla Singha ovvero il concorrente principale e ha attecchito molto rapidamente diventando in pochi anni, una birra thailandese molto popolare con oltre il 50% del mercato interno.
Per contrastare la scalata al mercato da parte della Chang, la concorrente Singha ha lanciato un altro marchio, la Leo Beer, altro brand del “leone fiammeggiante”, ovvero una lager bionda al 5% di alcool, disponibile ad un prezzo in linea con quello della concorrenza, marchio che è subito diventato molto conosciuto e consumato fra le classi sociali meno abbienti.
Anche la Chang Beer è diventata sponsor, fin dal 2005, di una squadra della Premier League inglese, l’Everton football club, la squadra di Liverpool più antica, nata prima della squadra che porta il nome della città.
Gli amanti della bionda bevanda sono divisi fra quale sia la migliore birra thailandese da consumare nelle calde giornate assolate tipiche del “Paese del sorriso”.
La Singha si presenta con un colore invitante e deciso con buona carbonazione, dove le note luppolate, con profumo di limone, cannella e fiori, lasciano il posto alla nota dolce finale sul palato, tipica del malto dell’orzo mentre la Chang è una birra rustica con un colore oro ambrato che risulta comunque fresca e dissetante.
Per molti amanti della birra, Singha è ovviamente la birra thailandese migliore in quanto si tratta di una birra al 100 % di malto d’orzo che ha un corpo ricco e un sapore forte ma non mancano gli amanti del gusto marcato offerto dalla birra col “marchio dell’elefante”.
L’alta società tailandese di solito preferisce Singha, proprio per differenziarsi da coloro che bevono Chang considerati come espressione di una fascia povera di popolazione. Fuori della Thailandia, l’unica differenza è che mentre Singha commercializza lo stesso prodotto sia in patria che all’estero, con Chang il contenuto di alcool è inferiore nelle birre commercializzate fuori dal paese.
Ciò che mette d’accordo entrambi gli schieramenti dei puristi della birra è la modalità di consumo della bionda bevanda anche nelle giornate più calde dell’anno.
L’abitudine tutta thailandese di bere la birra con dentro il ghiaccio, è vista infatti come un’eresia da evitare assolutamente.
Comunque sia, ชนแก้ว chon gâew, (son gheo), ovvero “Salute”, una delle espressioni più usate fra i consumatori, prima di assaporare la deliziosa birra thailandese

Durian - il Re dei Frutti

Durian, il Re dei frutti

Il durian è un frutto di origini malesi ma molto diffuso anche in Thailandia, dove è molto apprezzato e soprannominato “il re dei frutti”. I frutti sono grandi e spinosi, dal colore verde o marrone,  e rivelano all’interno una polpa gialla e burrosa. La caratteristica principale di questo frutto è il suo odore forte e pungente, che ricorda il gas butano. Alcuni, meno elegantemente, paragonano addirittura il suo odore a quello della carne in putrefazione.
Proprio a causa di questa sua caratteristica, il durian è stato bandito in Thailandia nei mezzi di trasporto pubblici e negli aeroporti, dove è fatto specifico avviso di informare il personale nel caso in cui qualcuno desideri portare con sé il durian in aereo.
Molto amato fra i thailandesi,sia al naturale che fritto sotto forma di patatine, fra gli stranieri il durian è amato o odiato, non esistono vie di mezzo.
Ciò in quanto il suo odore scoraggia molto chi vorrebbe assaggiarlo e, in secondo luogo, perché anche il suo sapore è inconfondibile, paragonato spesso ad un raffinato formaggio, come il gorgonzola, con un retrogusto di grappa e cipolla.
Chi lo apprezza sostiene che il suo sapore sia addirittura sublime.
Se la descrizione dell’odore e del gusto del durian potrebbe non invogliare all’assaggio, forse cambierete idea nel conoscere le proprietà del frutto.
Infatti, il durian è un frutto dalle portentose proprietà nutritive: a basso contenuto calorico (circa 150 kcal per 100 gr) ma ricchissimo di vitamine, carboidrati, proteine, minerali (alte percentuali di potassio e magnesio) ed antiossidanti, contiene altresì Tryptamina, una sostanza in grado di contrastare ansia, insonnia e depressione.
In tutto il Sud Est asiatico è inoltre considerato un potente afrodisiaco, nonché un’arma efficacissima contro l’invecchiamento.
Se decidete di gustare questo frutto durante il vostro soggiorno in Thailandia fatelo nelle ore più fresche della giornata, poiché il durian ha proprietà riscaldanti. Evitate inoltre incontri ravvicinati con altre persone dopo averlo mangiato: al pari della cipolla e dell’aglio, l’alito al durian potrebbe disturbare i più suscettibili.

Cucina Thailandese - Approfondimenti

THAILANDIA – Uno degli aspetti della Thailandia più apprezzato dai visitatori stranieri è la cucina tradizionale del paese.
Le pietanze della cucina thailandese offrono una vasta gamma di tradizioni culinarie dal Nord al Sud del paese grazie ad una grande varietà di etnie che convivono nel Regno di Thailandia.
E’ possibile così gustare numerose proposte culinarie con una ricca e raffinata combinazione di erbe, carni, pesci e verdure arricchite con numerose spezie aromatiche e l’immancabile peperoncino, vari tipi di noodles soprattutto riso, di cui la Thailandia è il primo esportatore al mondo.
E’ la cucina dei contrasti, nella quale convivono i 5 sapori presenti in tutte le pietanze, ovvero amaro, dolce, salato, aspro e piccante.
Contrariamente alla nostra cultura in cui ciascuno consuma il “proprio” pasto, nella tradizione Thai, tutti i cibi vengono serviti al centro della tavola e sono condivisi tra tutti i commensali.
Il riso ha un ruolo importante per il popolo Thai; viene considerato il principale alimento, come da noi il pane quotidiano, ma utilizzato anche per antipasti, dolci e liquori.
Nella cucina thailandese si utilizza molto il peperoncino, le paste di curry, il latte di cocco ( con il quale si smorza il sapore troppo forte delle spezie), la soia, le salse ( salsa di pesce, salsa d’ostrica e la classica salsa di soia).
Tra le ricette di cucina thailandese più conosciute ci sono senz’altro il Pad Thai, il Tom Yam ed il Khao pad:
Il Pad thai è un piatto composto da tagliolini di riso saltati in padella con uova, salsa di pesce, succo di tamarindo, peperoncino, germogli di soia, gamberetti, pollo o tofu, guarniti con arachidi sbriciolate e coriandolo.
Il Tom yam è una zuppa dal gusto agro piccante composto da citronella, galanga, succo di lime, salsa di pesce e peperoncino fresco.
Quando la Tom Yam è preparata con i gamberi prende il nome di Tom Yam Kung, quando è servita con il pollo con l’aggiunta di latte di cocco si chiama Tom Kha Gai, quando è preparato con l’aggiunta di pesce si chiama Tom Yam Pla.
In tutti questi casi sono presenti anche i funghi e il coriandolo.
Il Khao Pad, il riso fritto sta alla Thailandia come la pasta al pomodoro sta all’Italia.
Si tratta infatti del piatto più popolare, un piatto che è possibile trovare in ogni luogo dove sia possibile mangiare. Viene arricchito con maiale, pollo, pesce, oppure uova e verdure.
Un altro piatto tipico, che è possibile trovare in tutte le zone del paese del sud-est asiatico è il Som Tam, meglio conosciuto come Papaya Salad, una consuetudine quasi giornaliera.
Si prepara con strisce di papaya verde sottili, poi aglio, peperoncino, zucchero di palma, lime e salsa di pesce ma a farla da padrone è il peperoncino, presente in dosi massicce.
Per molti tailandesi mangiare questo piatto è una sfida al destino, un modo per caricarsi prima di una nuova avventura, una maniera di mettersi alla prova.
Viene infatti preparato a volte con granchio lasciato marcire e può causare diversi problemi intestinali oltre ad essere super piccante.
Per concludere, chi non si accontenta solo di provare la cucina thailandese, ma desidera impararne i segreti, può frequentare corsi di cucina adatti a ogni livello di preparazione, corsi che si possono trovare in molte delle località turistiche della Thailandia.