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Coconut Island

Coconut island

Coconut Island -Koh Maphrao in tailandese- è una piccola isola di 2,5 km x 1,5 km che si trova a 500 metri al largo della costa orientale di Phuket. Coconut Island si trova di fronte a Leam Hin, che è una popolare zona pranzo dove si possono gustare pietanze a base di pesce, spostata leggermente verso nord rispetto alla città di Phuket Town. Coconut Island è ancora poco sviluppata a causa del fatto che non c’è l’elettricità pubblica sull’isola ma solo generatori di corrente privati. Le autorità locali hanno discusso per anni se collegare o meno l’isola alla rete elettrica, ma ancora oggi la situazione non si è sbloccata, situazione che può essere vista sia come un bene che come un male.
Sicuramente portare la corrente elettrica a Coconut Island permetterebbe ai circa 500 abitanti di usufruire dell’energia necessaria per godere del confort moderno a prezzi contenuti rispetto a quelli molto alti ora praticati in regime di monopolio, ma forse Coconut Island perderebbe le sue caratteristiche bucoliche che la distinguono nettamente dalla più sviluppata e caotica isola maggiore.
Ci vogliono solo cinque minuti di long-tail boat per raggiungere il molo principale di Coconut Island, situato nella parte settentrionale della sua costa occidentale, di fronte a Phuket Town e, lungo il percorso, si possono vedere i famosi ristoranti galleggianti che sono proprio situati tra Phuket e il molo di Coconut Island. L’isola è approssimativamente di forma rettangolare e un buon quarto della sua parte sud-occidentale è coperto da foreste di mangrovie, con colonie di macachi dalla coda lunga. Una strada attraversa l’isola da ovest a est, parte dal molo di arrivo, per finire in un punto della costa orientale in cui si trova un osservatorio panoramico.
Il villaggio principale, si trova sulla costa settentrionale, proprio accanto al primo resort costruito a Koh Maphrao, il “Village Coconut Island”.
Ovviamente, la pesca e l’agricoltura sono le due occupazioni principali a Coconut Island.
Gli alberi della gomma, la frutta e la verdura sono coltivate nella parte centrale dell’isola.
Ci sono solo tre spiagge facilmente raggiungibili a Koh Maphrao. Quella più lunga è sulla costa settentrionale, di fronte a The Village Coconut Village; la seconda è sulla costa meridionale, presso il Jindarin Beach Club & Resort, inaugurato nel 2013; e la terza è sulla costa orientale. Le ultime due spiagge presenti a Coconut Island, sono difficili da raggiungere e sono piuttosto piccole con le mangrovie che ne spezzano la linea.
La parte nord-orientale dell’isola è tuttora selvaggia, con la foresta pluviale e con la strada che si trasforma gradualmente in una strada sterrata che segue la costa orientale fino alla sua parte centrale, dove si trova un piccolo resort e un ristorante.
Eppure, nonostante tutto questo, ci sono alcuni pensionati europei che vivono in questa parte di Coconut Island, immersi nella Natura e lontano da tutto.
Muoversi in questa parte collinare dell’isola è molto faticoso, ma ne vale decisamente la pena per il panorama gratificante che si rivela nelle giornate limpide, dove si possono vedere distintamente le isole Phi Phi e persino la costa di Krabi.
Riassumendo, Coconut Island è un bel posto da visitare se si vuole godere la Natura di un luogo ancora poco sviluppato.
È anche possibile noleggiare una bicicletta presso “The Village Coconut Island Resort” e percorrere l’unica strada attraverso la Natura tra tipiche palafitte di legno sull’acqua.
Coconut Island offre ai suoi visitatori ancora uno scorcio del passato, come se il mondo moderno non avesse ancora raggiunto le sue rive e offre la possibilità di godere della tranquillità naturale che ancora si respira in questo luogo idilliaco.

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Ao Yon beach

Ao Yon beach

Come molte spiagge della Thailandia, Ao Yon beach è composta da due spiagge separate da un promontorio roccioso, con una baia omonima che è diventata sede di diverse imbarcazioni che vi stazionano permanentemente, a soli sei chilometri dalla città di Phuket Town.
Per quanto sorprendente possa sembrare, ci sono ancora molte spiagge tranquille e remote a Phuket dove potere fare una passeggiata solitaria e incontrare solo gente del posto e pochi residenti di lungo corso. Ao Yon beach è una di loro.
Naturalmente queste piccole spiagge sono spesso nascoste, per cui è necessario fare uno sforzo per trovarle.
Ao Yon beach noi, è sede di un grande allevamento di gamberetti, una piccola spiaggia praticamente deserta dove si incontrano le acque fredde che provengono di una cascata interna con le acque del mare e dove intere famiglie di thailandesi si recano con i bambini nel fine settimana, per fare un barbecue sulla spiaggia.
Ao Yon Beach yai è una bella spiaggia poco turistica, la cui baia è occupata dalle barche del Phuket Yacht Club, è più un luogo per individualisti con voglia di godere i vantaggi di stazionare una splendida spiaggia solitaria.
Ao Yon beach è così nascosta e lontano dalla strada, che si potrebbe guidare nelle sue vicinanze varie volte senza mai notare il suo ingresso.
Ao Yon beach è situata tra la spiaggia di Panwa (oltre il magnifico resort Novotel Panwa) e Cape Panwa, ma non è nemmeno indicata e ci si può arrivare seguendo le insegne dei pochi ristoranti situati nei suoi dintorni e prendendo come punto di riferimento una vecchia scultura che raffigura una giraffa gialla che potrebbe aiutarvi a orientarvi.
Ao Yon beach è curata solo parzialmente, per cui ad ogni estremità ci sono ancora le tipiche formazioni di materiali che si trovano spesso nei luoghi poco frequentati dai turisti. Tuttavia, nella sua parte centrale Ao Yon beach gode di un bellissimo ambiente tropicale con alte palme, un piccolo ristorante o due e una struttura di bambù che offre sedute di massaggio thailandese.
Se cercate un posto tranquillo, mantenendo la buona vecchia atmosfera locale originale, Ao Yon beach fa al caso vostro.
Essendo molto vicina a Phuket Town, la spiaggia è utilizzata prevalentemente dagli abitanti locali che organizzano in queste acque allenamenti di canottaggio sincronizzato durante i week-end, una tradizione spettacolare molto popolare in Thailandia, un altro motivo per organizzare una visita a Ao Yon beach.
Per chi non vuole rimanere tutto il giorno al mare, la zona è ricca di luoghi da visitare, a pochi chilometri c’è una cascata interna, c’è un punto di osservazione dall’alto della parte meridionale dell’isola molto spettacolare, (la Khao Kad Tower) e infine il vicino Acquario.
Tutti coloro che desiderano frequentare Ao Yon beach, devono lasciare i loro veicoli in cima alla collina e raggiungere a piedi la spiaggia sottostante.
Ao Yon beach è un luogo usato come scuola di vela e non è raro vedere una flotta di piccole imbarcazioni Optimist che si esercitano assieme ai kayak, anche se recenti disposizioni di legge vogliono modificare la situazione attuale.

Il luogo dove si trova Ao Yon beach, ospita splendidi resort di lusso, fra i più belli di Phuket, che ospitano regolarmente le stars internazionali che decidono di trascorrere le loro vacanze nella “Perla delle Andamane”.

Soi Gonzo si cambia

Epitaffio a Soi Gonzo

Anche Soi Gonzo, una delle vie più caratteristiche di Bangla Rd, si rinnova.
Soi Gonzo era rimasta l’unica via interna della Bangla Rd., ad avere mantenuto la struttura della vecchia Patong, con i suoi storici bar ancora nella forma originale.
Entrare in questa viuzza di bar, era come tornare indietro nel tempo, in un periodo pionieristico con una concezione di divertimento rimasta immutata nel tempo.
In fondo alla via un grande albero era diventato un altare naturale, con offerte e nastri colorati che rivelavano ancora il rispetto per la Natura di questo popolo.
Nei vecchi bar di Soi Gonzo, era ancora possibile vedere il segno lasciato dall’acqua riversatesi all’interno durante lo tsunami del 2004 e, mentre le altre viuzze cambiavano l’aspetto e si rinnovavano, Soi Gonzo rimaneva ormai isolata come testimonianza di un’epoca.
Entrare in Soi Gonzo era un percorso ad ostacoli.
Due file di tavoli, in mezzo a due file di bar, restringeva il passaggio e diventava un’occasione per le decine di ragazze che lavoravano nei bar per attirare la clientela a fermarsi a bere da loro, nel loro bar.
La campana che se suonata dava il segnale di un giro di bevute per tutti gli avventori del bar era sempre in funzione, le sfide con il martello impugnato al contrario per riuscire a piantare il chiodo nel legno erano all’ultimo respiro e l’obiettivo era il divertimento puro in un ambiente “magico” e caotico, ricco di situazioni anomale e imprevedibili.
Per gli Italiani era una tappa quasi obbligata, con i mitici “Off Side” e “Martini” bar a farla da padrone.
Quanti ricordi e quante nottate passate in quest’angolo di Patong, quanti amici, quante storie, quanti matrimoni sono nati in questa Soi, quante nottate a parlare e bere fino a tarda notte, incapaci di andare a dormire nonostante le luci dei bar fossero spente.
Ora anche Soi Gonzo è costretta a cambiare.
Si tratta di una decisione puramente commerciale, Soi Gonzo tornerà con i bar nuovi e una disposizione più razionale, così come avvenuto per “Soi Sea Dragon” e “Soi Eric”, ma il fascino di un’epoca scomparirà inevitabilmente con la demolizione delle vecchie strutture che erano ormai diventati antiquate, con tubazioni dell’acqua ed impianti elettrici da rifare completamente.
Addio Soi Gonzo, con te se ne va un pezzo di Storia, quella storia che invece rimarrà nel cuore di coloro che ti hanno vissuto e hanno imparato ad amarti, durante le intense nottate di incalliti tiratardi.
Del resto, in un paese Buddhista, niente è permanente e Soi Gonzo non poteva fare eccezione.

Jungceylon a Patong

Jungceylon, non solo un grande mall

Jungceylon è il nome storpiato, con cui era conosciuta l’isola di Phuket fino ad un centinaio di anni fa, come risulta nelle mappe dei navigatori portoghesi dell’epoca.
Ora il nome Jungceylon è usato per definire un vasto e moderno centro commerciale a Patong Beach con una estensione di 200.000 metri quadri e con un’area di parcheggio capace di ospitare fino a 100 autobus e 2000 auto.
Il Jungceylon è un centro commerciale costruito subito dopo lo tsunami del 2004 e che è diventato oggi il cuore pulsante di Patong beach con la piazza centrale dove si svolgono tutti i giorni i giochi di acqua e luci, davanti all’imbarcazione di legno che replica una giunca cinese d’epoca, al tramonto, diventata ormai luogo di aggregazione e di passaggio fra l’area est e quella ovest della cittadina.
Progettato come un complesso commerciale di livello elevato, il Jungceylon si compone di due enormi padiglioni indipendenti con aria condizionata, uniti fra loro da una grande piazza centrale all’aperto.
Il Jungceylon è fuori dal caos generale, quasi un’oasi, un ottimo momento di tregua dal rumore e dal trambusto che si svolge incessantemente nei suoi dintorni, un luogo piacevole da visitare sia naturalmente per effettuare shopping, ma anche per mangiare o rilassarsi nei negozi e nei numerosi centri massaggio di cui è popolato.
Il Jungceylon è molto grande, con un paio di supermercati, un grande albergo, un boutique hotel, con diverse piazzette popolate da numerosi piccoli negozi e punti vendita che includono ristoranti, caffè, negozi, gelaterie, bar, una sala giochi elettronici per i bambini grandi e piccoli e il Bowling, oltre ad attrazioni come il Cinema di prima visione, il Karaoke e il teatro 3D. La piazza centrale è all’aperto, protetta da un tendone gigante che la ripara dalla pioggia e dal sole ed è il luogo tradizionalmente preposto per ospitare gli eventi internazionali che si svolgono numerosi nel famoso centro turistico di Phuket durante l’anno.
Per chi voglia immergersi in un bagno di folla colorato e cosmopolita una visita al Jungceylon è d’obbligo.
Il flusso ininterrotto di acquirenti è continuo per tutta la giornata e si mescola con i tanti che attraversano il centro commerciale sia per sedersi a guardare il mondo che passa, (a Patong si possono veramente vedere i rappresentanti di ogni angolo del globo), sia per passare da una zona all’altra della città in breve tempo.
La scelta dei ristoranti è incredibilmente vasta e variegata, con ristoranti tipici da ogni parte del mondo, così come per l’artigianato locale, per l’elettronica, per il vestiario con le marche più famose tutte presenti.
Le catene dei marchi mondiali come i ristoranti McDonald’s e KFC, le caffetterie Starbucks e Black Canyon, piuttosto che le gelaterie come “Dairy Queen” e “Swensen” sono tutte presenti.
Il lato ovest del Jungceylon si affaccia sull’ingresso alla “Bangla Road”, la via storica del divertimento notturno e via d’accesso al lungomare e alla spiaggia.
Oggi, dopo una decina d’anni il Jungceylon è diventato un luogo simbolo di Patong beach.
Il Jungceylon è aperto tutti i giorni dalle 11 del mattino alle 10 di sera, ma vi sono attività che aprono prima e altre che chiudono dopo l’orario ufficiale del Centro commerciale.

Per saperne di più consultate il sito ufficiale del Jungceylon.

Bangkok la città degli Angeli

Bangkok la città degli angeli

Bangkok è senza alcun dubbio, una delle città più affascinanti del mondo, una metropoli turistica fra le più visitate, ricca di attrazioni storiche, centri commerciali imponenti e vivace vita notturna.
Bangkok, è una città piena di contraddizioni, ma deve proprio a questo contrasto il suo fascino.
Divisa fra tradizione e modernità, fra i carrettini degli ambulanti e le lussuose Ferrari e Lamborghini dei ricchi rampolli delle famiglie di industriali di fama mondiale, fra la spiritualità dei suoi templi e le zone a luci rosse di Patpong, Soi CowBoy e Nana plaza, Bangkok si rivela il cuore pulsante del popolo thailandese, capace di raccogliere in una sola area, tutti gli aspetti della Storia e della Cultura di questo popolo.
Pochi sanno che molti palazzi governativi, banche e stazioni a Bangkok sono state costruite sul progetto di ingegneri e architetti torinesi agli inizi novecento.
Gli architetti italiani, Annibale Rigotti e Mario Tamagno hanno stabilito i capisaldi artistici della città di Bangkok. 
I due architetti sono venuti lavorare a Bangkok all’inizio del ventesimo secolo durante il regno del re Rama V, quando il re decise di sviluppare un nuovo complesso del suo palazzo e, amando l’architettura del capoluogo piemontese, chiamò proprio i suoi famosi architetti per realizzarlo. La stazione principale di Bangkok è un capolavoro di Mario Tamagno e Alfredo Rigazzi, costruita dal 1910 al 1916 con il suo design neo-rinascimentale ispirato in parte alla stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova.
Dal punto di vista amministrativo, Bangkok è una delle due zone a statuto speciale della Thailandia insieme a Pattaya.
Lo stemma della città mostra il dio della folgore Indra che cavalca tra le nuvole una creatura mitologica, un elefante con tre teste conosciuto in Thailandia come Erawan.
Il territorio della zona amministrativa di Bangkok è quasi interamente coperto dalla città e si estende per ben 1568,7 km², uno dei più grandi centri urbani del mondo.
Il suo nome è generalmente abbreviato in “Città degli angeli”, ma il suo nome cerimoniale completo è il nome più lungo del mondo per definire una città, un record inserito ufficialmente nel “Guiness dei primati”.
Il suo nome completo significa:
«Città degli angeli, la grande città, la città della gioia eterna, la città impenetrabile del dio Indra, la magnifica capitale del mondo dotata di gemme preziose, la città felice, che abbonda nel colossale Palazzo Reale, il quale è simile alla casa divina dove regnano gli dei reincarnati, una città benedetta da Indra e costruita per Vishnukam»
La pianta simbolo di Bangkok è il ficus beniamino.
La città di Bangkok è interamente attraversata dal fiume Chao Praya, sulle cui rive si trovano numerose destinazioni di interesse turistico e paesaggistico.
Sono ben 12 i ponti che collegano fra loro, le parti di Bangkok divise dal Chao Praya river.
I trasporti sono attrezzati alla dimensione della città, con Sky train, metropolitana, e vaporetti sul fiume Chao Praya completamente navigabile, ma nonostante questo, il traffico stradale è terribile e le file sono chilometriche, soprattutto negli orari di punta.
Lo skyline di Bangkok è affascinante con oltre un migliaio di grattaceli che la pongono fra le città al mondo con più costruzioni di questo tipo.
In alcuni di questi grattaceli, operano grandi alberghi con ristoranti panoramici sulla città che garantiscono una visione mozzafiato, un’esperienza indimenticabile in una visita alla metropoli asiatica.
I centri commerciali e i numerosi mercati poi, sono strutture di enormi dimensioni o che operano su estese aree metropolitane, come per esempio il “Siam paragon”, che è anche una stazione di fermata dello Sky train e il “Chatuchak weekend market” che si svolge tutti i fine settimana in un’area di 70 rai, che equivalgono ad un’area di oltre 11 ettari.
Per potere godere appieno di Bangkok ci si può rivolgere alle guide turistiche in loco, oppure visitare le attrazioni più famose con l’aiuto delle escursioni organizzate dalle agenzie viaggi a Phuket.

Thailand, Bangkok – Chiang Mai – Phuket from Max Video Productions on Vimeo.

Credit immagine: Veratour.it

Ya Nui Beach

Ya Nui Beach a Phuket

Ya Nui beach è situata in una piccola baia tra la spiaggia di Nai Harn e Phromthep Cape.
Ya Nui beach è una spiaggetta tranquilla che si diversifica da tutte le principali spiagge di Phuket.
Ya Nui beach, non ha grandi alberghi o negozi nelle vicinanze, solo un piccolo ristorante e un paio di baracche che fungono da piccoli bar, per ristorare coloro che decidono di visitare questa piccola spiaggia, caratterizzata da acque limpidissime, scogli, coralli e molta tranquillità.
Ya Nui beach è stata duramente colpita dallo tsunami che ha colpito l’isola di Phuket nel dicembre del 2004, ma ha mantenuto la sua attrattiva e particolarità.
All’estremità nord della spiaggia ci sono diverse targhe commemorative, esposte dai familiari delle persone care che sono morte nel maremoto del 2004.
In alta stagione, Ya Nui beach è un luogo perfetto per fare snorkeling fra le acque pulite e calme con gli scogli che la cingono ai suoi lati, mentre in bassa stagione le acque sono meno limpide e il mare più pericoloso.
Ma a Ya Nui beach, c’è spesso un bagnino di salvataggio che staziona su una torretta di avvistamento sulla spiaggia.
Ya Nui beach, anche quando è affollata, non da mai la sensazione della ressa ed è una delle poche spiagge in cui è possibile affittare una canoa per raggiungere la vicina Koh Keyao Noi, un’isolotto a circa 700 metri dalla riva usato come base operativa dai pescatori locali.
Oltre alla canoa, è possibile affittare maschere, pinne, tavole da surf a prezzi molto ragionevoli.
A volte, quando c’è la bassa marea, l’acqua si ritira e compaiono molte rocce sul fondo che limitano l’esplorazione dei suoi fondali, ma è una opportunità per esplorare le baie vicine andando un po’ più al largo.
Si può arrivare a Ya Nui beach da diverse parti, ma la strada più semplice è arrivare da Nai Harn beach, proseguendo verso sud per Phromthep Cape si arriva in questa spiaggia, tappa consigliata prima di proseguire per ammirare lo splendido tramonto panoramico del vicino view-point.

Tri Trang Beach

TRI TRANG BEACH

Tri Trang Beach è una spiaggia poco frequentata, incastonata nel promontorio a sud di Patong Beach e prima di Paradise beach.
Sorprendentemente è la spiaggia meno conosciuta e frequentata di tutte e quattro le spiagge attorno a Patong, ma non per questo è priva di fascino.
Tri Trang Beach è il luogo ideale per gli amanti del sole, la spiaggia è esposta tutto il giorno alla sua luce e al suo calore, da godersi in un ambiente poco caotico, un luogo per meditare, avvolti dal rumore delle onde.
La prima parte della striscia di sabbia, che in totale è lunga circa 500 metri, è utilizzata dal Tri Trang resort, come spiaggia per i suoi ospiti, è dotata di 2 reti, una da pallavolo e una da calcio-tennis, numerosi lettini e sedie.
Proseguendo verso sud, la spiaggia offre una struttura di massaggi, una altalena di legno e un altro ristorante oltre quello del resort.
Una volta, Tri Trang beach era pieno di appassionati che cercavano un luogo meraviglioso e tranquillo, pieno di alberi a ridosso della spiaggia dove rinfrescarsi dai caldi raggi del sole tropicale, in una spiaggia ancora poco sfruttata turisticamente, ma a ridosso di Patong.
Ultimamente, è stata costruita una barriera che separa la vegetazione dalla spiaggia e che impedisce ai frequentatori della spiaggia, l’accesso al fresco delle palme tropicali a ridosso della battigia, sembra per motivi economici e questo ha ridotto il suo fascino.
E’in atto infatti, una operazione edilizia per sfruttare commercialmente, anche questa area di Phuket che, ancora oggi, rimane poco conosciuta e frequentata.
Fra le cause di questa situazione, bisogna anche sottolineare che, a volte, questa spiaggia si presenta poco affascinante per via di acque meno limpide e poco profonde, con pezzi di corallo rotto e molti sassi sommersi che emergono durante le fasi delle maree.
Tri Trang Beach è raggiungibile a sud, lungo l’ultima parte di Patong Beach Road, si svolta a sinistra per l’Amari Coral Beach Resort e, oltrepassato “Baan Yin Dee”, si svolta lungo la strada che conduce al Tri Trang Resort.
In alternativa, si può procedere fino al “Merlin Beach Resort”, proseguire per poche decine di metri fino ad arrivare a un ristorante sul lato mare della strada chiamato “Windsulf”, (sembra un errore di scrittura ma invece è proprio il suo nome).
È possibile accedere a Tri Tra Beach parcheggiando qui la propria moto.

Coral Island

CORAL ISLAND

Coral Island o Hey Island si trova a 9 km a sud di Phuket, a circa 15 minuti di motoscafo o di long-tail partendo dal porto di Chalong.
Oltre alle splendide barriere coralline, sull’isola si trovano due belle spiagge, (Long beach e Banana beach) sul lato a nord e un’altra più piccola, (Freedom beach) a sud-ovest.
L’entroterra di Coral Island è costituito dalla inaccessibile jungla tropicale, con la tipica vegetazione troppo fitta e con le pendenze troppo ripide per essere sfruttate per l’agricoltura o per il turismo.
Coral Island fa parte di una riserva marina, ma vi sono bungalow e ristoranti disponibili in tutta l’isola.
Il nome Thai dell’isola è Koh Hey (talvolta scritto Koh Ha, Koh Hae in altre varianti) che in realtà non si traducono in “isola del corallo” bensì in “isola affollata”.
L’isola infatti ospita numerosi visitatori per tutta l’alta stagione.
Tuttavia, le spiagge non sono sempre affollate e si possono trovare anche zone più tranquille.

Long Beach
Questa spiaggia di 800 metri è la più frequentata di Coral Island. E’la spiaggia dove arrivano la maggior parte delle barche che effettuano le escursioni giornaliere. Ci sono un sacco di sedie a sdraio in affitto sulla spiaggia, si può giocare a beach volley e, in alta stagione, ci sono spesso jet-ski a noleggio e attività come il Parasailing.
Ci sono diversi ristoranti e bar in questa spiaggia.
Lo snorkeling qui, non è in realtà il migliore di tutta l’isola perché, la maggior parte dei coralli vicino alla riva, è stato danneggiato dalle costanti attività dei suoi frequentatori.
Tuttavia, anche in questa spiaggia se avete l’abilità di nuotare a circa 100 metri dalla riva, si possono ancora vedere i fondali più belli, con un sacco di coralli e di pesci colorati.

Banana Beach
Se si vuole evitare la folla, bisogna affittare una classica barca locale e poi dire al conducente di allungare il percorso fino a Banana Beach. Questa spiaggia è un po’ più a est di Long Beach ed è circa la metà della sua lunghezza.
C’è un solo ristorante, i servizi igienici sono puliti e si possono noleggiare un paio di sedie a sdraio.
C’è in realtà un sentiero nella giungla tra Long Beach e Banana Beach quindi è anche possibile camminare per spostarsi tra di loro.
Il sentiero però, può essere un po’ difficile da percorrere, quindi è una buona idea indossare un buon paio di scarpe da trekking.
Questa spiaggia è generalmente molto più tranquilla di Long Beach.
Si può effettuare una buona immersione per lo snorkeling trovandosi quasi immediatamente in mare aperto dalla spiaggia.
La barriera corallina però è poco profonda ed è perciò un luogo ideale per principianti e bambini.

Freedom Beach
Se si vuole trovare una posizione più isolata, si deve chiedere al conducente della vostra barca di arrivare fino a Freedom Beach sul lato sud-ovest di Coral Island.
Si tratta di una piccola spiaggia, dotata di un ristorante e una manciata di sedie a sdraio.
La spiaggia si trova in una baia fra ripide salite in aumento verso le colline circostanti.
C’è una buona posizione per lo snorkeling proprio in mare aperto e, appena ci si allontana un po’, si vedranno un sacco di coralli, di suggestive formazioni rocciose e molta varietà di vita marina.

Come arrivare
Ci sono tantissime escursioni organizzate per visitare Coral Island, ma si può andare in alternativa a Rawai Beach o al Chalong Pier per noleggiare una longtail o un motoscafo privato, in modo da effettuare questo percorso di 9 km in assoluta autonomia.
Se ci si va un gruppo, allora il costo diventa molto più economico e l’esperienza molto più gratificante.
Un longtail dovrebbe costare tra 1000 e 1500 baht per questo viaggio di circa 25 minuti.
Un motoscafo è molto più costoso, circa 5.000 baht, ma è molto più veloce.
Il viaggio vi porterà a Coral Island passando tra la grande isola di Koh Lone e la piccola isola di Koh Bon e, ancora più avanti, dove è possibile vedere l’isola deserta di Koh Aeo.

L’unica sistemazione possibile per dormire sull’isola è al Coral Island Resort, che dispone di piccoli bungalow curati e immersi tra gli alberi, alla fine di Long Beach.

Turtle House, la casa di Tiziano Terzani in Thailandia

TURTLE HOUSE IN THAILANDIA

Tiziano Terzani era un giornalista e scrittore italiano, nato a Firenze nel 1938, considerato uno dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale ed autore di grande successo, con oltre 2.500.000 copie vendute. Profondo conoscitore dell’Asia e viaggiatore instancabile, è vissuto grazie al suo lavoro a Pechino, Hong Kong, Singapore, Tokyo e Bangkok, diventando testimone di alcuni fra i più importanti eventi storici della seconda metà del Novecento.
Proprio a Bangkok, in Thailandia, Terzani stabilì la propria residenza per diversi anni e la sua casa divenne famosa dopo che venne menzionata nel libro “Un indovino mi disse”, pubblicato nel 1995, in cui racconta gli avventurosi viaggi vissuti per terra e per mare dopo che un indovino gli sconsigliò di prendere l’aereo per un anno, sostenendo che in caso contrario avrebbe corso un grave rischio.
“Turtle House” era il nome della casa thailandese di Tiziano Terzani, così nominata dallo stesso per via di una grande tartaruga che viveva nello stagno adiacente, descritta nel suo libro come “una casa bella e fatata”, “un’oasi di vecchio Siam in mezzo all’orrore del cemento”. Terzani, infatti, lamentava lo sviluppo accelerato vissuto dalla Thailandia e la conseguente perdita delle sue tradizioni e del contatto con la natura, che lui tanto amava. Scriveva infatti: “Le vicende dello stagno, del giardino e degli animali erano una grande distrazione, ma anche la continua constatazione di quanto e’ importante per l’uomo aver attorno a se’ un po’ di natura, osservarla, impararne la logica e goderne”.
Turtle House è sopravvissuta al suo proprietario e, dopo essere stata la residenza di altri autori ed artisti, nonché luogo di riunione per diplomatici e politici, è ora un ristorante di cucina thailandese, che molti italiani visitano, come fosse un luogo di pellegrinaggio, soprattutto in quanto fan di Tiziano Terzani più che della cucina locale.
Turtle House ha conservato la sua bellezza incantata, con alberi altissimi e con tavoli che si affacciano sullo stagno della famosa tartaruga, che ancora vi abita assieme a numerosi pesci colorati.
Attorno allo stagno vi sono tre gazebo, che sono stati ampliati e ristrutturati, ai cui piedi si trovano alcune vecchie barche tradizionali thailandesi.
Fra la fitta vegetazione che protegge la casa dall’intenso traffico di Bangkok, il giardiniere Sing, che lavora a Turtle House da più di quarant’anni, ancora accende lampade e candele in quantità, che contribuiscono a rendere unica l’atmosfera.

Avventura a Dragon Cape

AVVENTURA A DRAGON CAPE

Dragon Cape non lo trovi sulle mappe. Situato nella costa sud occidentale, questo punto panoramico è uno dei suggestivi viewpoint di Phuket, eppure una volta raggiunto, è qualcosa di più di una vista mozzafiato su uno splendido mare.
Dragon Cape è una conquista, è qualcosa che ti sei sudato, anche nel senso letterale del termine, in caso di esplorazione pomeridiana con il sole caldo dei tropici.
Percorrendo la strada che porta da Nai Harn verso il Kata Viewpoint, si incontra un cartello che indica una svolta a sinistra per raggiungere Nui Beach. Curioso come sono di esplorare spiagge nascoste, convinco la mia ragazza seduta dietro di me sullo scooter, ad avventurarci per la strada sterrata, in terra rossa, ma sufficientemente larga da far passare oltre a noi, numerosi quad guidati da turisti.
La strada per una decina di minuti è senza problemi, eccezion fatta per qualche salita ripida ma gestibile. Non vedendo ulteriori indicazioni, proseguiamo per un altro quarto d’ora mentre comincio a perdere di vista il mare, circondato da alberi sempre più verdi e fitti in una strada sempre più dissestata e stretta. Un cartello affisso ad un albero cita “welcome to Dragon Cape” con una freccia che ci indica di proseguire. Dragon Cape?! Stavamo cercando una spiaggia e ci aspettavamo di scendere verso il livello del mare mentre ora siamo ad un’altitudine considerevole e senza la minima prospettiva di un bagno fresco a breve. Ci perdiamo alla vista di due falchi volare maestosi su di noi, faccio un respiro profondo e decido di proseguire l’avventura e seguire le indicazioni per Dragon Cape.
La strada peggiora sempre più, buche, veri e propri crateri nel terreno, profonde circa mezzo metro e piene di sassi cominciano a farmi venire qualche ripensamento, soprattutto quando intravedo una discesa ripidissima e devastata che conduce in una gola profonda di alberi. La mia ragazza incalza un: “sei sicuro?” ed io rispondo, alla vista del secondo cartello “welcome to Dragon Cape” che arrivati a questo punto, non possiamo tornare indietro e mi aspetto di avere una bella ricompensa, una volta giunti a destinazione. Che non era più ormai Nui Beach, ma la curiosità di vedere Dragon Cape.
Cosa poteva nascondersi dietro un tragitto così suggestivo, impervio e difficile con le ruotine di cui disponiamo? Affrontiamo la discesa subendo colpi e contraccolpi, velocità che aumenta nonostante il freno posteriore tirato costantemente e temiamo davvero di non arrivare tutti interi. Il mistero su Dragon Cape si infittisce quando l’ennesimo “Welcome to Dragon Cape”, questa volta su una roccia, si materializza davanti a noi inaugurando una seconda discesa ancora più ripida della precedente, ma per fortuna, la stradina diventa parzialmente cementata, seppur male.
Faccio scendere la mia ragazza per affrontare la discesa più leggero e quello che ci si spalanca di fronte a noi è una distesa di mare blu turchese che si perde nell’orizzonte, costeggiata da alberi tropicali, rocce e illuminata da un sole grande e potentissimo.
Parcheggio a fatica visto la pendenza e mi godo una passeggiata sotto il sole fino a scoprire in lontananza e molto più in basso una piccola insenatura con spiaggia bianca e pochi ombrelloni, probabilmente la “famosa” Nui Beach. Scopriremo poi che per raggiungerla bastava deviare verso destra al primo cartello di benvenuto.
In definitiva, vi risparmio il racconto della risalita in due (impossibile, uno scende e va a piedi mentre l’altro arranca con lo scooter per salire a passo d’uomo) ma vi posso assicurare che se avete fegato e sufficiente voglia di avventura per tornare indietro dopo il tramonto del sole, Dragon Cape è sicuramente un’ottima alternativa per osservare un sunset davvero indimenticabile. Noi per la cronaca abbiamo preferito tornare con la luce…:)