Protezionismo o Liberismo?

Protezionismo o Liberismo?

La Thailandia è nota per essere un Paese che applica il Protezionismo come politica privilegiata, protezionismo che mira a difendere i produttori nazionali contro quelli stranieri.
Il Protezionismo thailandese, si esplica nelle limitazioni imposte agli stranieri che desiderino lavorare nel Regno di Thailandia, ai pesanti dazi doganali a cui sono soggette le merci prodotte fuori dal Paese fino alle limitazioni alle imprese straniere con un capitale inferiore al milione di Euro, che non possono possedere la maggioranza azionaria della loro impresa.
Recentemente le proposte di modifica del Foreign Business Act in Thailandia in linea con la politica del Protezionismo, hanno ulteriormente allarmato gli investitori stranieri e le Camere di Commercio.
Attualmente, con l’attuale legge che regola gli stranieri e le imprese straniere, questi ultimi non sono autorizzati a possedere più di una quota del 49 per cento nelle aziende locali, che debbono avere una maggioranza azionaria detenuta da cittadini thailandesi.
Le aziende hanno a lungo eluso tali restrizioni mediante l’emissione di stock option privilegiate e comuni, con le azioni privilegiate che godono di maggiori diritti di voto, oltre ad affidare all’Amministratore della Società il pieno controllo esecutivo della stessa.
Ora un progetto di legge presentato dal Ministero del Commercio, prevede di inserire una norma che limiterebbe le imprese straniere dall’ utilizzare le azioni privilegiate per potere mantenere il controllo delle loro attività.
“Questa proposta di modifica avrebbe conseguenze di vasta portata che potrebbero influenzare migliaia di imprese qui esistenti, sia grandi che piccole e che certamente scoraggerebbe futuri investimenti stranieri”, ha detto Marcus Burtenshaw, direttore esecutivo per la consulenza immobiliare di Knight Frank Thailandia.
“Il mio business è uno di quelli che è possibile eseguire da letteralmente ovunque nel mondo. Abbiamo scelto la Thailandia, perché ci piace lo stile di vita qui”, ha detto Chris Roberts, che non ha fornito il suo vero nome per paura di una possibile reazione.
Roberts gestisce una piccola azienda IT specializzata in ingegneria del software. La sua azienda impiega solo quattro stranieri, ma ha più di 20 dipendenti Thai.
Dice che per essere in linea con il Protezionismo thailandese, lui ha diversi partners thailandesi che possiedono la maggior parte della società come tutti, ma questi ultimi non hanno nessun potere esecutivo sulla direzione della società.
“Se il governo ha veramente intenzione di rendere difficile per me svolgere la mia attività, io non avrò problemi di muovermi da qualche altra parte per svolgere la mia attività.”
La resistenza da parte di funzionari stranieri e dalle imprese alle possibili modifiche proposte, ha indotto a revisioni interne e a rassicurazioni da parte dei funzionari del Ministero del Commercio che hanno rassicurato le parti sostenendo che eventuali modifiche alla legge sarebbero state messe in atto solo dopo ampie consultazioni con tutte le parti in causa.
Una fonte del ministero ha detto che tutte le modifiche sono ancora preliminari e che tutte le modifiche proposte avrebbero dovuto passare attraverso l’approvazione sia dell’assemblea legislativa e sia della squadra di Governo.
La fonte ha aggiunto che i compromessi con le imprese straniere potrebbe essere addirittura migliorati, come per esempio un Foreign Business Act rielaborato in tal senso, potrebbe consentire agli stranieri di possedere una quota di maggioranza in alcuni settori specifici.
La legge attuale vieta partecipazione di maggioranza straniera in settori in cui le imprese thailandesi sono considerati non in grado di competere con le compagnie straniere, in linea con il Protezionismo applicato nel Paese del sud-est asiatico.
Queste imprese, includono quelle che svolgono servizi di contabilità, servizi legali, di architettura, di ingegneria, le società di intermediazione, di pubblicità, quelle alberghiere, quelle legate ai cibi e alle bevande e generiche “altre imprese di servizi.”
Il ministero ha detto che alcune restrizioni possono essere snellite e superate con un compromesso per limitare l’uso delle stock option preferite. Eppure le aziende straniere che si sono espresse su questa proposta, dicono che tutto ciò non è sufficiente.
“Imporre restrizioni più severe, sarebbe visto e percepito dal mondo del Business, che considera una minaccia le limitazioni imposte dal Protezionismo, come un passo indietro e questo proprio nel momento in cui i livelli di investimenti diretti esteri sono più bassi e i Paesi confinanti con la Thailandia sono invece sempre più aperti per l’agevolazione delle imprese straniere”, ha detto Burtenshaw.
Le varie camere di commercio concordano con con questa analisi. Quando sono circolate le voci relative alle modifiche proposte, la Camera di commercio americana ha sottolineato in fretta che l’ultima volta in cui tali restrizioni sono state discusse, nel corso del 2007, il mercato azionario è sceso del 15 per cento in un giorno come reazione alla notizia.
Stanley Kang, presidente delle Camere di Commercio Estere congiunte, ha detto che l’abitudine di erigere barriere protezionistiche più restrittive, andrebbe contro la tendenza mondiale in atto che privilegia un commercio sempre più libero.
“Con la Comunità economica dell’ASEAN, che dovrebbe attuarsi il prossimo anno, ci sarà più concorrenza nella regione, così vorremmo vedere più provvedimenti per la liberalizzazione dell’economia, invece di misure che mirino a promulgare lo storico Protezionismo interno thailandese”
Fonti del ministero del Commercio hanno detto che il comitato che ha preparato il progetto di legge è risoluto ad insistere, nella convinzione che il nuovo provvedimento sia essenziale per proteggere gli interessi thailandesi.
“Per loro, l’obiettivo non è quello di scacciare le imprese straniere, ma quello di proteggere ulteriormente quelle thailandesi. Creare Società con più trasparenza e con meno scappatoie legali, non può che essere una buona cosa”, ha detto un funzionario.
Per gli altri invece, le modifiche proposte sono state lanciate in un brutto momento.
Infatti, mentre l’economia della Thailandia sta recuperando lentamente terreno dopo un decennio di instabilità politica e mentre il mondo guarda con sospetto al nuovo governo militare del paese, tutte le modifiche che possono creare sentimenti di instabilità, potrebbero solo peggiorare la situazione.
“La Thailandia deve affrontare una scelta,” ha scritto in un post sul blog l’ambasciatore britannico Mark Kent, opinione diffusa dalla Camera di Commercio Britannica.
“Si può scegliere di prendere di nuovo l’iniziativa e proporsi come la destinazione più attraente per gli investimenti stranieri … oppure si può scegliere un percorso diverso.” ha concluso sarcasticamente in perfetto stile British.
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