Zingari del mare

Gli Zingari del mare

Gli Zingari del mare sono una tradizione e rappresentano uno spirito che i membri della comunità hanno ereditato dai loro antenati, uno spirito ancora vivo a Phuket, sebbene l’isola sia diventata abbastanza moderna avvicinandosi al concetto di metropoli con il suo traffico costante i moderni centri commerciali ed i locali alla moda.
Gli zingari del mare sono i vecchi abitanti di Phuket anche conosciuti con il nome di (Chao leh). Essi possono essere suddivisi in tre gruppi: gli Urak Lawoi (la tribù principale dell’isola) i Moken e i Moklen.
Questi tre tribù vivono in località di mare intorno all’isola.
Gli Urak Lawoi, la tribù più numerosa degli zingari del mare, vivono a Rawai beach, dove i turisti si recano per acquistare e consumare il pesce fresco che viene da loro venduto sul molo mentre i Moken vivono sia in spiaggia a Rawai e a sia a Thachatchai nel distretto di Thalang mentre i Moklen risiedono in Laem-la.
Ogni tribù degli zingari del mare, si distingue per la loro lingua, la cultura e lo stile di vita.
Chanwit Saiwan, 35 anni, dipendente di una ONG che lavora con gli zingari del mare da anni, ha spiegato che Urak Lawoi in lingua Malay significa “gente di mare”. Il nome Thai ufficiale per gli Urak Lawoi è “Mai Thai” (New Thai).
“Lo stile di vita può rivelare l’appartenenza alle varie tribù. Gli Urak Lawoi sono flessibili, vivono con le altre persone thailandesi, socializzano, vanno a scuola e accettano le altre culture. Gli altri zingari del mare, i Moken e i Moklen sono invece più riservati e meno propensi ad integrarsi. Sono più timidi e soprattutto vivono all’interno della loro comunità e non vanno a scuola.”
Gli zingari del mare hanno una loro lingua ed un loro tipico stile di vita, la tribù ha una cultura ed una tradizione che si tramanda da molte generazioni ed è conservata diligentemente dai suoi anziani, per evitare che vada perduta con le nuove generazioni.
“Siamo preoccupati per il mantenimento delle tradizioni, anche se teniamo cerimonie per ogni occasione, come ci è stato insegnato dai nostri antenati”, ha dichiarato Ngim Damrongkaset, 69 anni, un membro degli Urak Lawoi a Rawai, che ha vissuto qui tutta la sua vita.
Alla richiesta di spiegare la sua cultura e le cerimonie tradizionali del suo villaggio, il suo viso si è illuminato di soddisfazione.
“Ci sono molte cerimonie importanti per noi zingari del mare, cerimonie che noi manteniamo severamente inalterate. Principalmente, le cerimonie insegnano il rispetto ai padri, ai maestri spirituali e agli spiriti benefici”.
Gli zingari del mare di ogni tribù credono nella vita dopo la morte. Seguono la religione buddista come scritto sulle loro carte di identità, ma in realtà le loro convinzioni di base ruotano attorno allo spirito degli antenati e degli angeli, che credono li proteggano dalla sfortuna.
“Intorno ad aprile, maggio o ottobre di ogni anno (a seconda del loro calendario astrologico), celebriamo il Balai, una cerimonia in cui tutto il paese si riunisce per rendere omaggio allo spirito degli antenati”.
Lo sciamano del villaggio, Moh Rih, presiede e conduce sempre la cerimonia seguendo la Tradizione degli zingari del mare.
“Gli abitanti del villaggio durante i cerimoniali, preparano il riso con la curcuma e il pollo alla griglia, mentre lo sciamano deve preparare le candele, spuntare il riso e il pollo bianco, preparare il betel, (le foglie essiccate della palma Nipa con qualche principio psicotropo) e l’acqua che deve essere chiara e pura.”
Prima di esprimere rispetto allo spirito degli antenati, lo sciamano conduce gli abitanti a rendere omaggio alla dea “Mae Ya Nang”, protettrice delle barche, divinità che si ritiene protegga tutti gli zingari del mare dai problemi o dal rischio di incidenti.
In seguito, lo sciamano porterà tutti al cimitero del paese, che è stato costruito più di tre secoli fa.
Il cimitero è un ampio spazio con una casa tradizionale degli spiriti accanto all’altare cerimoniale in cui verrà celebrato il Balai.
“Lo sciamano preparerà tutto sul tavolo, ligio al culto degli antenati, pregando in una lingua antica degli zingari del mare che ha imparato dal suo maestro”, ha detto Ngim.
Dopo la cerimonia del Balai, c’è una cerimonia collettiva nel centro del paese, lo spazio in cui gli abitanti del villaggio tengono sempre le cerimonie e le altre attività sociali di intrattenimento.
“Mo Rhi, lo sciamano darà inizio alla cerimonia intorno alle 02:00. Egli preparerà fiori di cocco, fiori di betel, argento e oro (artificiale), riso crudo, gomma, candele e un coltello, mentre gli abitanti del villaggio devono preparare tre limoni, due foglie di betel, sette diversi colori di archi, una candela e una moneta da 1 Bath di rame con un buco nel mezzo usata solo per questo.
La cerimonia continuerà fino alle 6 del mattino, quando gli abitanti del villaggio dovranno poi fare la doccia con l’acqua santa ricavata dal cerimoniale dello sciamano.
“Ognuno degli abitanti ha un vaso ricolmo di acqua che dopo la cerimonia useranno per farsi la doccia, in maniera di espellere tutte le cose brutte da loro stessi. Successivamente devono girare il vaso a testa in giù prima della conclusione della cerimonia. In seguito, gli abitanti del villaggio avranno bandiere bianche e riso alla fine del Balai.
La bandiera bianca va tenuta conservata in casa e il riso deve essere disperso in casa per tre giorni, per ottenere buona fortuna “.
Fra gli zingari del mare, ci sono altre cerimonie come la pulizia del cimitero, a cui partecipa tutto il paese. Anche una piccola cerimonia si svolge durante la pulizia, per mostrare rispetto per i loro defunti. Essi devono preparare riso di tre diversi colori,- giallo, bianco e nero – per ingraziarsi gli spiriti.
Come come è forte la convinzione della vita dopo la morte e dell’esistenza degli spiriti fra gli zingari del mare, così è forte la convinzione che anche la loro barca, “Pla Juk”, debba essere realizzata con i materiali sacri, per realizzare barche capaci di trasmettere lo spirito della loro famiglia da un altro mondo.
Il legno Wintergreen(una pianta a bassa crescita con una fioritura di fiori bianchi a forma di campana.) utilizzato a questo scopo, è normalmente utilizzato anche per la scultura. Rappresenta il loro antenato che è venuto da diverse radici per proteggerli.
L’uccello disegnato sul fianco delle barche, rappresenta “Toh Burong”, uno spirito che può fermare la pioggia e temporali.
Durante la cerimonia, vi è anche la danza locale con gli strumenti musicali tradizionali degli zingari del mare come il Rammana, (uno strumento a percussione) e si balla il “Rong Ngeng”, una danza tradizionale degli zingari del mare che è conosciuta in tutto il Regno di Thailandia.
Il Rong Ngeng è uno spettacolo tradizionale. Le donne che ballano e cantano il Rong Ngeng devono indossare una camicia a maniche lunghe chiamata Ban Tong, con un lungo sarong e una sciarpa colorata. Gli uomini invece, devono indossare un turbante, camicia a maniche lunghe e pantaloni con un panno attorno alla vita.
“Siamo preoccupati perché i nostri figli vanno a scuola e, naturalmente, assorbono le diverse culture dal mondo esterno motivo per cui sembrano interessati di meno alle nostre radici”, ha detto Amnouy.
“Stiamo cercando di insegnare loro la lingua, le cerimonie e gli spettacoli tradizionali ma siamo consapevoli che il mondo moderno è in continua evoluzione. Ci sono ancora alcuni ragazzi che praticano il Rong Ngeng nella mia band, ma non sono così tanti come prima. Stiamo cercando di rendere i nostri figli attaccati alle loro radici, anche se sappiamo che è difficile. Abbiamo anche bisogno di un aiuto da parte delle autorità locali per sostenerci. Se perderemo la nostra cultura e la nostra tradizione, perderemo le nostre origini e, alla fine, i nostri bambini dimenticheranno chi sono. E’ una prospettiva di futuro triste, se visto dall’ottica di un vecchio zingaro del mare come me. “, ha concluso il signor Ngim.

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